a cura di Elisa Gentile e Emma Sacchini, 3BG e 3CA – Liceo Linguistico Europeo, indirizzi Giuridico-Economico e Artistico-Letterario
Con il suo rapporto PIAAC 2023, l’OCSE ha rilevato un problema strutturale nell’economia dell’Italia. A conti fatti, la popolazione adulta italiana ha, in media, livelli di literacy, numeracy e problem solving adattivo che posizionano l’Italia verso il fondo delle economie avanzate, sotto la media OCSE.
È preoccupante il fatto che una grande parte della popolazione, soprattutto nel sud Italia, abbia competenze alfabetiche che non superano il 50% degli adulti.
Il risultato di questo divario è una bassa produttività unita a una limitata capacità di innovazione del sistema, rendendo la soluzione a questo problema ogni giorno più urgente.
Secondo una nuova ricerca che sta per essere pubblicata su Humanities and Social Sciences Communications, le aree del cibo e della cultura e dell’audiovisivo culturale potrebbero essere un volano per lo sviluppo di competenze con un impatto maggiore. I dati PIAAC evidenziano che le persone impiegate nei settori della cultura e della creatività, rispetto agli altri, avevano punteggi medi e superiori nel range delle competenze chiave.
Questo vantaggio non è casuale, ma è legato alla stessa natura del lavoro creativo, che incoraggia l’apprendimento permanente, l’adattabilità e l’inclinazione a risolvere problemi non standard. Uno studio pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience mostra che le persone impegnate in attività culturali e artistiche tendono ad avere la loro struttura cerebrale organizzata per la novità e la capacità di costruire relazioni creative. Questo effetto non è limitato a coloro che sono coinvolti nelle industrie culturali e creative, ma può essere utile per tutti i settori.
L’Italia ha un enorme potenziale culturale e creativo sottoutilizzato che può essere sfruttato come strumento di crescita economica. Per utilizzare al meglio questa opportunità, è necessario ridefinire le politiche economiche ed educative per favorire una collaborazione più forte tra il business e le industrie creative, incoraggiando le imprese a integrare le competenze culturali nei loro processi e sostenendo un’educazione che colmi il divario tra il tecnico e il creativo.
Un altro aspetto fondamentale è l’ampio accesso alla cultura. La partecipazione attiva a eventi culturali e creativi non dovrebbe essere considerata solo un passatempo, ma piuttosto un segnale della capacità di una società di offrire stimoli cognitivi ed espressivi ai cittadini. Rendere queste esperienze più accessibili può avere effetti positivi su tutte le età, contribuendo allo sviluppo delle competenze generali della forza lavoro. Le regioni italiane con ecosistemi creativi ben sviluppati mostrano competenze più elevate, suggerendo che i settori culturali e creativi possano avere un ruolo chiave nelle strategie di sviluppo territoriale.
Investire nella cultura non significa solo preservare il patrimonio esistente, ma anche creare un ambiente favorevole all’innovazione e alla crescita delle competenze. In un momento in cui i dati dell’OCSE indicano che l’Italia non può continuare a seguire le attuali politiche di sviluppo delle competenze, i settori culturali e creativi rappresentano un’opportunità concreta, supportata da solide evidenze scientifiche. Non è una soluzione miracolosa, ma un percorso efficace per rafforzare il capitale umano del Paese e rilanciare la sua economia.
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